Canne fumarie in amianto a Milano: obblighi, controlli e bonifica

Durante la ristrutturazione di un appartamento milanese può capitare di trovare, all’interno di un cavedio, sopra un controsoffitto o lungo una facciata, una vecchia canna fumaria grigia dall’aspetto cementizio.
Il primo dubbio è quasi sempre lo stesso: potrebbe contenere amianto?

Subito dopo arrivano le altre domande: dobbiamo sospendere i lavori? La rimozione è obbligatoria? Chi deve pagare se siamo in condominio?
La risposta non può dipendere soltanto da una fotografia o dall’età dell’edificio. Una vecchia canna fumaria può essere realizzata in cemento-amianto, ma il semplice esame visivo non permette di confermarlo con certezza.
Allo stesso tempo, rompere o tagliare il manufatto per “vedere com’è fatto” è esattamente ciò che non bisogna fare.
La presenza di amianto comporta sempre la rimozione?
No. La normativa italiana non impone automaticamente la rimozione di qualsiasi manufatto contenente amianto ancora presente in un edificio.
Questo, però, non significa che il proprietario possa ignorarlo.
Il livello di rischio dipende da diversi fattori:
tipologia e compattezza del materiale;
stato di conservazione;
presenza di crepe, rotture o superfici deteriorate;
accessibilità del manufatto;
possibilità che venga urtato, forato o manomesso;
lavori di ristrutturazione previsti nelle vicinanze;
utilizzo attuale o futuro della canna fumaria.
Un elemento compatto e non danneggiato presenta condizioni differenti rispetto a una canna fumaria rotta, deteriorata o interessata da una demolizione. In entrambi i casi, però, la decisione deve essere supportata da una valutazione tecnica documentata.
Come capire se una canna fumaria contiene amianto
L’amianto è stato utilizzato a lungo insieme al cemento per produrre tubazioni, coperture, comignoli, vasche e canne fumarie resistenti al calore e agli agenti atmosferici. La produzione e commercializzazione sono state vietate in Italia dalla Legge 257 del 1992, ma molti manufatti installati in precedenza sono ancora presenti negli edifici.
L’anno di costruzione dello stabile e l’aspetto del condotto possono far nascere un sospetto, non fornire una diagnosi.
Per arrivare a una conclusione attendibile bisogna procedere attraverso:
raccolta della documentazione disponibile;
sopralluogo tecnico;
valutazione dello stato del manufatto;
eventuale campionamento eseguito in sicurezza;
analisi presso un laboratorio qualificato.
Il campionamento non deve essere effettuato autonomamente. Forare, carteggiare, tagliare o spezzare il materiale può liberare fibre e trasformare un controllo in un problema ben più serio.
Se il sospetto emerge durante un cantiere, è prudente interrompere le lavorazioni che potrebbero interessare il condotto e farlo verificare prima di procedere.
Gli obblighi del proprietario in Lombardia
Secondo le indicazioni di ATS Milano, quando viene accertata la presenza di materiali contenenti amianto il proprietario deve:
comunicarne la presenza ad ATS attraverso il censimento previsto;
attuare un programma di controllo e manutenzione;
valutarne periodicamente lo stato di conservazione;
impedire interventi o manomissioni non controllate.
In Lombardia il censimento viene effettuato mediante il modello regionale NA/1. In condominio queste attività coinvolgono normalmente l’amministratore, che deve verificare se il manufatto sia già stato censito e se esista una precedente valutazione.
L’obbligo non si esaurisce quindi con una segnalazione. Occorre sapere dove si trova il materiale, in quali condizioni è e come evitarne il danneggiamento.
Monitoraggio, incapsulamento, confinamento o rimozione?
Dopo la valutazione tecnica possono emergere quattro possibili strategie.
Monitoraggio e manutenzione
Può essere preso in considerazione quando il materiale risulta compatto, in condizioni adeguate e non soggetto a urti o lavorazioni. Deve essere accompagnato da controlli programmati e dalla registrazione delle verifiche.
Non equivale a “lasciarlo lì e dimenticarsene”.
Incapsulamento
Consiste nell’applicazione di prodotti specifici destinati a fissare le fibre e proteggere la superficie. Per una canna fumaria non è sempre una soluzione tecnicamente adatta: bisogna considerare accessibilità, temperature, condizioni interne ed esterne del condotto e futura destinazione d’uso.
Confinamento
Il manufatto viene separato dagli ambienti mediante una barriera protettiva. Anche in questo caso bisogna garantire che resti ispezionabile e che il sistema non nasconda un progressivo deterioramento.
Rimozione
Elimina il materiale contenente amianto dall’edificio, ma richiede procedure di sicurezza, trasporto e smaltimento autorizzati. È spesso la soluzione valutata quando il condotto è danneggiato, interferisce con la ristrutturazione, non può essere controllato oppure deve essere sostituito.
La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dal costo immediato. Deve tenere conto della sicurezza, dei futuri lavori e della possibilità di gestire il manufatto nel tempo.
Come si svolge una bonifica corretta
La bonifica non coincide con la semplice demolizione del tubo.
Il percorso comprende generalmente:
verifica documentale e sopralluogo;
eventuale analisi del materiale;
valutazione dello stato di conservazione;
definizione della tecnica di bonifica;
incarico a un’impresa abilitata;
predisposizione della documentazione per ATS;
protezione delle aree interessate;
rimozione o trattamento;
confezionamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti;
consegna della documentazione finale;
progettazione dell’eventuale nuova canna fumaria.
L’impresa deve essere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, Categoria 10, nella sottocategoria corretta per il materiale e l’intervento. L’Albo nazionale distingue infatti la bonifica dei materiali compatti da quella dei materiali friabili e di altre tipologie.
Per gli interventi soggetti a piano di lavoro o notifica, la documentazione viene trasmessa attraverso il sistema regionale GEMA. Come specificato da ATS Milano, normalmente il piano deve essere presentato almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, salvo i casi urgenti previsti dalla normativa.
Per questo motivo la verifica dovrebbe essere effettuata prima di aprire il cantiere, non quando muratori e ponteggi sono già operativi.
Chi paga la bonifica in condominio?
Dipende da chi utilizza la canna fumaria e dalla sua natura condominiale o privata.
Se il condotto serve più unità immobiliari o costituisce una parte comune, la spesa può competere al condominio secondo i criteri applicabili. Se serve esclusivamente un appartamento ed è di proprietà individuale, il costo può ricadere sul singolo proprietario.
Nella pratica, però, le vecchie canne fumarie attraversano spesso cavedi, solai e coperture comuni. Prima di stabilire chi debba pagare bisogna verificare:
percorso del condotto;
unità immobiliari servite;
titoli di proprietà;
regolamento condominiale;
eventuali modifiche eseguite negli anni;
necessità di intervenire su facciata, tetto o altre parti comuni.
Una conclusione affrettata può provocare contestazioni e ritardare il cantiere.
Quanto costa rimuovere una canna fumaria in amianto?
Non esiste un prezzo attendibile basato soltanto sui metri del condotto.
Il costo dipende da:
altezza e posizione della canna fumaria;
accessibilità dal tetto, dalla facciata o dagli appartamenti;
lunghezza e diametro;
stato di conservazione;
necessità di ponteggi o piattaforme;
attraversamento di parti abitate;
opere di confinamento e protezione;
analisi di laboratorio;
trasporto e smaltimento;
ripristini edilizi;
installazione del nuovo condotto;
pratiche tecniche e coordinamento della sicurezza.
Un preventivo particolarmente basso può non comprendere ponteggi, ripristini, nuova canna fumaria o alcune attività documentali. È quindi importante confrontare non solo il totale, ma anche ciò che viene effettivamente incluso.
La nuova canna fumaria deve essere progettata insieme alla bonifica
Rimuovere il vecchio condotto risolve soltanto una parte del problema.
Se la canna fumaria deve continuare a servire una caldaia, un camino, una stufa o un impianto centralizzato, bisogna progettare la sostituzione considerando:
apparecchio collegato;
combustibile utilizzato;
temperature dei fumi;
tiraggio;
resistenza alla condensa;
distanze di sicurezza;
percorso e sbocco sopra la copertura;
manutenzione e ispezionabilità;
requisiti antincendio e impiantistici applicabili.
Separare la bonifica dalla progettazione del nuovo sistema può generare doppi lavori, varianti e costi non previsti.
Cosa fare se sospetti una canna fumaria in amianto
La sequenza corretta è semplice:
non tagliare, forare o rompere il manufatto;
raccogliere i documenti disponibili;
verificare con l’amministratore se sia già stato censito;
richiedere un sopralluogo tecnico;
effettuare analisi solo se necessarie e con operatori qualificati;
valutare l’intervento prima di iniziare demolizioni o sostituzioni impiantistiche.
In GHLE Project affrontiamo il problema all’interno del progetto complessivo dell’immobile: verifica tecnica, coordinamento con amministratore e impresa abilitata, gestione delle interferenze con il cantiere e progettazione dell’eventuale nuovo sistema fumario.
Se hai trovato una vecchia canna fumaria durante una ristrutturazione a Milano, contattaci prima di intervenire.
Una verifica preventiva costa meno di un cantiere fermo e permette di scegliere la soluzione più adatta senza decisioni improvvisate.

GHLE Project
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