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Creare un secondo bagno a Milano: quando si può fare, permessi e costi

Immagine del redattore: GHLE Project
GHLE Project
16 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

Ricavare un secondo bagno è una delle richieste più frequenti durante la ristrutturazione di un appartamento. In una casa con due o tre camere può migliorare sensibilmente la funzionalità quotidiana e, in alcuni casi, rendere l’immobile più interessante anche in prospettiva di vendita o locazione.


Secondo bagno realizzato durante la ristrutturazione di un appartamento a MilanoRistrutturare bene un appartamento di questo periodo non significa soltanto aggiornare colori e arredi. Significa decidere con criterio che cosa conservare, che cosa sostituire e quali verifiche effettuare prima delle demolizioni.

Perché gli appartamenti anni ’60 e ’70 sono ancora interessanti

Molte abitazioni di questo periodo presentano caratteristiche difficili da trovare nelle nuove costruzioni: ingressi veri e propri, soggiorni separati, cucine abitabili, corridoi larghi, balconi e camere con dimensioni comode.

Gli edifici possono inoltre avere portineria, ascensore, riscaldamento centralizzato e spazi condominiali ben organizzati.

Il limite principale è che la distribuzione riflette uno stile di vita differente da quello attuale. La cucina è spesso isolata, il corridoio occupa una superficie importante e può mancare un secondo bagno. Gli impianti elettrici erano dimensionati per un numero di apparecchi molto inferiore rispetto a quello presente oggi.

Una buona ristrutturazione deve quindi migliorare l’uso degli spazi senza cancellare automaticamente tutti gli elementi originali di qualità.

Il primo controllo riguarda i documenti

Prima di disegnare la nuova distribuzione bisogna verificare che lo stato reale dell’appartamento corrisponda ai titoli edilizi depositati.

Negli immobili con cinquant’anni di storia è frequente trovare modifiche realizzate in momenti diversi: cucine spostate, verande, porte chiuse, ripostigli trasformati, bagni aggiunti o pareti demolite senza una documentazione facilmente reperibile.

La planimetria catastale non è sufficiente per dimostrare la regolarità urbanistica. Il tecnico deve ricostruire lo stato legittimo attraverso i precedenti edilizi e confrontarlo con il rilievo dell’abitazione.

Se emergono differenze, bisogna stabilire se possano essere regolarizzate oppure se sia necessario modificare il progetto o ripristinare alcune opere.

La verifica è importante anche in caso di compravendita. Una ristrutturazione nuova non sana automaticamente le irregolarità precedenti. Il tema è approfondito nella guida sulla conformità urbanistica e catastale a Milano.

Impianto elettrico: conservarlo raramente conviene

In un appartamento mai ristrutturato integralmente, l’impianto elettrico può essere inadeguato alle esigenze attuali anche se le luci e le prese sembrano funzionare.

I problemi più frequenti riguardano:

numero insufficiente di prese;
linee non separate;
quadro elettrico poco dimensionato;
conduttori e tubazioni datati;
assenza o inadeguatezza della messa a terra;
protezioni non coordinate;
collegamenti aggiunti nel tempo senza un progetto unitario.

Una cucina con piano a induzione, forno, lavastoviglie e piccoli elettrodomestici richiede carichi molto diversi rispetto a una cucina progettata sessant’anni fa. Anche climatizzazione, asciugatrice, domotica e postazioni di lavoro devono essere considerate nel dimensionamento.

Durante una ristrutturazione completa conviene quindi progettare l’impianto in funzione della disposizione definitiva degli arredi. Spostare prese e punti luce dopo aver realizzato pavimenti e tinteggiature produce costi e compromessi evitabili.

I lavori devono essere affidati a imprese abilitate e accompagnati dalla documentazione prevista dal D.M. 37/2008.

Tubazioni e scarichi: il problema non è solo dentro l’appartamento

Le tubazioni idriche originarie possono essere realizzate con materiali e criteri oggi superati. Anche quando non sono presenti perdite visibili, possono esserci corrosione interna, riduzione della portata, giunzioni deteriorate o interventi parziali eseguiti in epoche differenti.

In una ristrutturazione completa è opportuno verificare:

materiale e condizioni delle tubazioni;
posizione delle colonne condominiali;
stato degli scarichi;
pressione dell’acqua;
presenza di vecchie derivazioni;
fattibilità dello spostamento di cucina e bagni.

Il rifacimento degli impianti interni non risolve eventuali problemi delle colonne comuni. Prima di modificare bagni e cucina è quindi utile confrontarsi con l’amministratore e conoscere gli interventi già eseguiti nello stabile.

Spostare la cucina lontano dalla colonna può richiedere percorsi complessi o rialzi del pavimento. Per questo la nuova distribuzione deve essere sviluppata insieme al progetto impiantistico. Puoi approfondire il tema nella guida dedicata a come spostare la cucina in soggiorno.

Riscaldamento centralizzato e radiatori

Molti edifici milanesi degli anni Sessanta e Settanta sono dotati di riscaldamento centralizzato con colonne montanti verticali.

Durante la ristrutturazione si possono sostituire i radiatori o modificarne la posizione, ma bisogna verificare la configurazione dell’impianto condominiale, il periodo nel quale è possibile svuotarlo e le modalità di contabilizzazione.

Spostare un radiatore senza considerare portate e bilanciamento può influire sul funzionamento dell’impianto. Anche l’inserimento del riscaldamento a pavimento deve essere valutato con attenzione, considerando quote disponibili, isolamento e compatibilità con il sistema centralizzato.

Gli interventi che coinvolgono parti comuni devono essere coordinati con l’amministratore e realizzati da tecnici e imprese qualificati.

Prima di demolire bisogna valutare i materiali esistenti

Negli edifici realizzati o modificati prima della messa al bando dell’amianto, alcuni componenti possono contenere fibre di amianto. La sola data di costruzione non dimostra la presenza del materiale, ma rende opportuna una valutazione prima di demolire elementi sospetti.

L’amianto può essere stato impiegato, per esempio, in alcune tubazioni, canne fumarie, pannelli, controsoffitti, rivestimenti o pavimentazioni viniliche e relativi sottofondi.

L’aspetto visivo non permette una diagnosi certa. Se esiste un dubbio, il materiale non deve essere rotto, forato o rimosso senza una verifica specialistica. Campionamento, analisi e bonifica devono essere svolti secondo le procedure previste e da soggetti abilitati.

Anche AMSA distingue la normale raccolta dei rifiuti dal servizio dedicato ai piccoli oggetti domestici contenenti amianto. Gli elementi edilizi presenti in un cantiere non devono essere trattati come normali macerie.

La verifica preventiva consente di organizzare tempi, costi e sicurezza senza bloccare il cantiere dopo l’inizio delle demolizioni.

Muri portanti e tramezzi non sempre sono riconoscibili a vista

La distribuzione regolare di questi appartamenti invita spesso a creare un grande soggiorno con cucina a vista. Prima di demolire una parete bisogna però identificarne funzione, materiale e rapporto con la struttura dell’edificio.

Lo spessore non è sufficiente per stabilire con certezza se una parete sia portante. Alcuni tramezzi possono contenere impianti comuni, mentre pareti apparentemente leggere possono avere una funzione strutturale o di irrigidimento.

Se l’intervento interessa le strutture, non è sufficiente una normale CILA. Servono verifiche, calcoli e procedure specifiche, oltre all’eventuale deposito strutturale.

Anche quando la parete non è portante, bisogna controllare che non ospiti colonne, canne di esalazione o montanti condominiali.

Conservare marmette e parquet oppure sostituirli?

Uno degli aspetti più interessanti degli appartamenti anni Sessanta e Settanta è la presenza di pavimenti originali di buona qualità.

Marmette, palladiana, graniglia e parquet possono essere recuperati e integrati nel nuovo progetto. La conservazione ha senso quando il materiale è stabile, tecnicamente compatibile e coerente con la nuova distribuzione.

Bisogna però considerare che la demolizione delle pareti lascia fasce prive di pavimento. Anche il passaggio dei nuovi impianti può richiedere tagli e ripristini difficili da rendere invisibili.

Le principali possibilità sono:

recuperare integralmente il pavimento;
integrare le parti mancanti con materiale simile;
utilizzare una fascia dichiaratamente differente;
sovrapporre un nuovo rivestimento;
demolire il sottofondo e rifare pavimento e massetto.

La scelta non deve essere soltanto estetica. Prima di posare un nuovo pavimento bisogna verificare planarità, stabilità del fondo, quote delle porte e spazio necessario per gli impianti.

Serramenti, cassonetti e isolamento acustico

Anche in presenza di finestre già sostituite, è utile controllare vetri, guarnizioni, posa e cassonetti delle tapparelle. Un serramento performante installato male può continuare a produrre spifferi, rumore e condensa.

Negli appartamenti affacciati su strade trafficate, l’isolamento acustico deve essere considerato come un sistema composto da vetri, telai, cassonetti, prese d’aria e pareti.

La sostituzione dei serramenti modifica anche il comportamento termoigrometrico dell’abitazione. Una casa più ermetica richiede una corretta gestione dell’aerazione per limitare condensa e muffe.

Se la facciata presenta caratteristiche uniformi o vincoli, materiali e colori esterni devono essere verificati con il condominio e con gli eventuali enti competenti.

Come migliorare la distribuzione interna

Non è sempre necessario trasformare l’intero appartamento in un unico open space.

In una casa anni Sessanta o Settanta può essere più efficace:

ridurre il corridoio senza eliminarlo completamente;
creare un collegamento più ampio tra cucina e soggiorno;
ricavare un secondo bagno vicino agli scarichi esistenti;
realizzare una lavanderia chiusa;
aggiungere armadiature integrate;
separare la zona notte dalla parte destinata agli ospiti;
recuperare luce attraverso porte vetrate.

Il progetto deve partire dalle abitudini di chi utilizzerà la casa, non soltanto dalle tendenze del momento. Una famiglia, una coppia che lavora da casa e un investitore destinato alla locazione hanno esigenze differenti.

Quale pratica edilizia serve

Una ristrutturazione completa con spostamento di tramezzi e rifacimento degli impianti viene generalmente inquadrata come manutenzione straordinaria e richiede una CILA quando non sono interessate strutture.

Se vengono modificati elementi strutturali, facciata, sagoma o altri elementi rilevanti, può essere necessaria una SCIA o una procedura differente.

Il titolo corretto dipende dall’insieme delle opere e non dal costo del cantiere. Prima della presentazione bisogna inoltre verificare lo stato legittimo dell’immobile e l’eventuale presenza di vincoli.

La procedura è approfondita nell’articolo dedicato alla CILA a Milano.

Quanto costa ristrutturare un appartamento anni ’60 o ’70

Il costo dipende dalle condizioni iniziali, dal numero di bagni, dalla distribuzione, dalla qualità delle finiture e dalla quantità di elementi conservati.

Per una ristrutturazione completa a Milano si possono considerare queste fasce indicative:

Livello dell’intervento	Costo indicativo
Ristrutturazione essenziale, senza modifiche complesse	900–1.200 €/m²
Ristrutturazione completa di livello medio	1.200–1.700 €/m²
Intervento complesso o finiture di fascia alta	1.700–2.400 €/m² e oltre

Le fasce comprendono normalmente opere edili e impiantistiche, ma devono essere verificate nel capitolato. Possono restare esclusi arredi, cucina, parcelle professionali, diritti comunali, bonifiche, lavori condominiali e imprevisti.

La Regione Lombardia ha pubblicato l’aggiornamento 2026 del proprio Prezzario regionale dei lavori pubblici, composto da circa 40.000 voci. In una ristrutturazione privata il preventivo deve comunque essere costruito sulle lavorazioni effettive, sulle quantità e sulle condizioni del cantiere.

Esempio di costo per un appartamento di 90 metri quadrati

Per un appartamento di circa 90 metri quadrati, una ristrutturazione completa di livello medio può collocarsi indicativamente tra 105.000 e 150.000 euro, escludendo arredi, cucina ed eventuali bonifiche.

Una possibile distribuzione del budget è la seguente:

Lavorazione	Fascia indicativa
Demolizioni e smaltimenti	7.000–14.000 €
Murature, intonaci e controsoffitti	9.000–18.000 €
Impianto elettrico	8.000–15.000 €
Impianti idraulici e riscaldamento	13.000–25.000 €
Bagni e rivestimenti	12.000–25.000 €
Pavimenti e porte	14.000–28.000 €
Tinteggiature e finiture	6.000–12.000 €
Serramenti, se sostituiti	9.000–20.000 €

Le voci non devono essere sommate automaticamente: alcune possono sovrapporsi o non essere necessarie. Servono a mostrare quali parti incidono maggiormente sul preventivo.

Per un confronto più ampio puoi consultare la guida su quanto costa ristrutturare casa a Milano nel 2026.

Quanto tempo richiede la ristrutturazione

Per un appartamento di dimensioni medie, il solo cantiere può richiedere indicativamente da tre a cinque mesi.

Prima dell’inizio devono però essere considerate le fasi di rilievo, accesso agli atti, progettazione, scelta dei materiali, presentazione della pratica e approvvigionamento dei prodotti.

Serramenti, porte su misura, pavimenti particolari e corpi illuminanti possono avere tempi di consegna lunghi. Ordinare tutto durante il cantiere aumenta il rischio di rallentamenti.

Un programma realistico deve quindi comprendere:

verifica documentale;
rilievo e progetto;
capitolato e confronto delle offerte;
pratica edilizia;
ordini principali;
esecuzione dei lavori;
collaudi e documentazione finale.
Gli errori che fanno aumentare il preventivo

Il primo errore è iniziare le demolizioni senza aver definito il progetto degli impianti. Il secondo è confrontare preventivi che comprendono lavorazioni differenti.

Altri problemi frequenti sono ordinare la cucina prima di confermare le misure, cambiare materiali durante il cantiere, non prevedere una quota per gli imprevisti e scoprire soltanto dopo le demolizioni che alcune opere riguardano parti condominiali.

In un appartamento di questa età è prudente prevedere un margine economico per ciò che non può essere verificato completamente prima dell’apertura di pavimenti e pareti.

Un progetto che conserva ciò che ha valore

Un appartamento anni Sessanta o Settanta non deve necessariamente diventare uno spazio neutro e privo di identità.

Pavimenti originali, porte, maniglie, vetri decorati e proporzioni degli ambienti possono essere conservati e affiancati a impianti nuovi, illuminazione contemporanea e una distribuzione più funzionale.

La scelta corretta non consiste nel conservare tutto o demolire tutto, ma nel distinguere gli elementi di qualità da quelli che non rispondono più alle esigenze tecniche e abitative.

GHLE Project può seguire verifica documentale, progettazione, pratica edilizia, capitolato e coordinamento del cantiere, mantenendo sotto controllo le decisioni che incidono maggiormente su costi e tempi.

Devi ristrutturare un appartamento degli anni ’60 o ’70 a Milano?

Il problema è che lo spazio disponibile sulla planimetria non basta per stabilire se il secondo bagno sia realmente realizzabile.

La posizione della colonna di scarico, le pendenze delle tubazioni, l’aerazione, le dimensioni dei locali che vengono ridotti, la distribuzione interna e gli eventuali impianti condominiali possono trasformare una soluzione apparentemente semplice in un intervento complesso.

Prima di disegnare sanitari e doccia conviene quindi partire dalla fattibilità tecnica.


Dove conviene ricavare il secondo bagno

La soluzione più semplice è normalmente quella che permette di mantenersi vicino al bagno esistente, alla cucina o comunque a una colonna di scarico utilizzabile.

Il punto più delicato non è infatti portare l’acqua a lavabo, bidet o doccia, ma realizzare correttamente lo scarico del WC. La tubazione deve raggiungere la colonna con diametro e pendenza adeguati, senza interferire con strutture, quote del solaio e proprietà sottostanti.

Per questo una piccola stanza accanto al bagno principale può essere molto più adatta di un locale più grande collocato dalla parte opposta dell’appartamento.


Un caso abbastanza favorevole può essere, per esempio, quello di un appartamento di 90-100 m² nel quale un ripostiglio o una porzione di disimpegno confina con il bagno esistente. Se la colonna è vicina e gli spazi residui rispettano i requisiti dell’abitazione, è possibile studiare un secondo servizio compatto senza stravolgere l’intero appartamento.

Molto diversa è la situazione di una camera situata a diversi metri dalla colonna. In quel caso possono essere necessari rialzi, pedane o percorsi impiantistici invasivi, e la soluzione deve essere verificata prima di promettere la fattibilità.


Il tema degli scarichi e delle opere generali sul bagno è approfondito anche nella guida GHLE Project dedicata a rifare il bagno a Milano.


Quanto deve essere grande un secondo bagno a Milano

È uno dei punti sui quali circolano più informazioni incomplete.

Il Regolamento locale d’igiene pubblicato dal Comune di Milano stabilisce alcune misure precise in relazione alla capacità dell’alloggio. Per gli alloggi progettati per tre o più utenti virtuali indica per il servizio igienico una superficie di 3,50 m² con lato minimo di 1,70 m. Per gli alloggi progettati per cinque o più utenti virtuali è prevista la presenza di due servizi igienici e, per il secondo bagno, una superficie minima di 2 m² e un lato minimo di 1,20 m.


Questo dato va però interpretato correttamente: il requisito dei 2 m² e del lato da 1,20 m è espressamente riferito dal regolamento a quella specifica configurazione dell’alloggio. Non è corretto trasformarlo automaticamente in una regola universale per qualsiasi secondo bagno ricavato in qualunque appartamento.

Nel progetto devono inoltre essere verificate le dimensioni residue degli altri ambienti. Creare un bagno sottraendo superficie a una camera non è possibile se, terminati i lavori, la camera non rispetta più i requisiti previsti.


Anche l’altezza è rilevante. Il regolamento ammette per bagni e gabinetti un’altezza media ridotta a 2,40 metri, rispetto ai 2,70 metri ordinariamente previsti per i locali principali.

Per questo la fattibilità deve essere controllata sull’intera distribuzione e non soltanto all’interno del nuovo bagno.


Il secondo bagno può essere senza finestra?

Sì, in molti casi può essere realizzato anche un secondo bagno cieco.

Le regole milanesi prevedono però requisiti precisi. Almeno un locale bagno dell’unità immobiliare deve normalmente disporre di una finestra apribile verso l’esterno o verso cavedio di almeno 0,50 m². Per gli alloggi destinati a un solo utente virtuale è prevista una specifica possibilità di aerazione attivata.

Quando esiste già un bagno naturalmente aerato, il secondo può essere progettato con ventilazione meccanica.


Per i bagni ciechi il Regolamento locale d’igiene richiede una capacità minima di ricambio pari a 6 volumi d’aria all’ora con espulsione continua oppure 12 volumi/ora con aspirazione intermittente automatica. Nel secondo caso il sistema deve essere temporizzato in modo da garantire almeno tre ricambi a ogni utilizzo.

Non è quindi sufficiente scegliere un aspiratore in base alle dimensioni della griglia. Bisogna verificare portata, condotto di espulsione, percorso dell’aria, possibilità di manutenzione e compatibilità con le canne presenti nell’edificio.


Serve sempre un antibagno?

In linea generale il locale contenente il WC deve essere separato dai locali abitabili mediante un vano di disimpegno, che può essere un antibagno, un corridoio o un atrio delimitato da serramenti.

Per il secondo bagno esiste però una possibilità particolarmente interessante nelle ristrutturazioni della zona notte: il disimpegno può essere omesso quando il secondo bagno è a servizio esclusivo di una camera da letto.

È il classico caso del bagno en suite.


Questo permette di recuperare superficie che altrimenti verrebbe utilizzata per creare un ulteriore antibagno, ma la soluzione deve essere effettivamente organizzata come servizio esclusivo della camera.

Quale pratica edilizia serve

Realizzare un secondo bagno comporta frequentemente la costruzione o lo spostamento di tramezzi, la modifica di porte e la realizzazione o integrazione degli impianti.

Il D.P.R. 380/2001 comprende tra gli interventi di manutenzione straordinaria anche le opere necessarie a realizzare e integrare servizi igienico-sanitari e tecnologici. Quando l’intervento non riguarda parti strutturali, non modifica la volumetria e rientra nella manutenzione straordinaria leggera, il Comune di Milano indica come regime amministrativo la CILA – Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata.


La CILA deve essere predisposta da un tecnico abilitato, che verifica lo stato dell’immobile e assevera la conformità dell’intervento alla disciplina applicabile.

La guida specifica è disponibile nell’articolo CILA a Milano: quando serve, costi e documenti.

Se invece per creare il bagno è necessario intervenire su muri portanti, travi, solai o altri elementi strutturali, la normale CILA non è sufficiente e devono essere valutati il corretto titolo edilizio e gli eventuali adempimenti strutturali.


Prima di presentare qualsiasi pratica è inoltre opportuno verificare che la situazione esistente sia regolare. Una nuova CILA non risolve automaticamente eventuali difformità pregresse. Il controllo è approfondito nella guida sulla conformità urbanistica e catastale a Milano.


Quanto costa la CILA a Milano

Dal 1° maggio 2026, la tabella ufficiale del Comune di Milano indica per la presentazione di una CILA 75 euro di diritti di segreteria, senza marca da bollo.

Si tratta esclusivamente del diritto comunale.

Non sono compresi rilievo, progettazione, pratica edilizia, eventuale direzione lavori, coordinamento delle imprese, aggiornamento catastale o altre prestazioni professionali. Questi costi dipendono dall’estensione dell’intervento e devono essere definiti nel preventivo del tecnico.


Il condominio deve autorizzare il secondo bagno?

La realizzazione di un bagno all’interno di un appartamento non richiede automaticamente una deliberazione assembleare.

La situazione cambia quando il progetto interessa colonne di scarico, cavedi, montanti, solai o altre parti comuni.

L’articolo 1122 del Codice civile disciplina le opere eseguite all’interno della proprietà individuale e impone di evitare interventi che possano arrecare danno alle parti comuni o pregiudicare stabilità, sicurezza e decoro dell’edificio; la norma prevede inoltre la preventiva informazione all’amministratore. Il testo vigente del Codice civile risulta aggiornato su Normattiva anche nel 2026.


Prima di intervenire è quindi opportuno verificare anche il regolamento condominiale e coordinare con l’amministratore eventuali lavori sulle colonne comuni.

Un collegamento eseguito male può provocare rumori, perdite o problemi di manutenzione che coinvolgono anche gli appartamenti sottostanti.


Quanto costa creare un secondo bagno a Milano

Creare un bagno nuovo costa generalmente più che rinnovarne uno mantenendo posizione e impianti esistenti, perché bisogna realizzare anche distribuzione, nuovi collegamenti, murature ed eventuale ventilazione.

Per un intervento residenziale a Milano possono essere considerate, come ordini di grandezza e non come tariffe, queste fasce:

Intervento

Costo indicativo

Secondo bagno compatto vicino agli scarichi esistenti

10.000–16.000 €

Secondo bagno con nuove pareti, impianti, ventilazione e modifica della distribuzione

15.000–23.000 €

Intervento complesso, scarichi difficili o finiture elevate

22.000–30.000 € e oltre

Le cifre possono comprendere, a seconda del preventivo, demolizioni, murature, impianto idrico-sanitario, interventi elettrici, impermeabilizzazione, pavimenti e rivestimenti, sanitari di fascia media, rubinetteria e finiture.

Restano normalmente da verificare separatamente parcelle professionali, CILA, eventuale aggiornamento catastale, mobili su misura, lavorazioni sulle colonne condominiali, opere strutturali e ripristini esterni al nuovo bagno.


Le fasce sono coerenti con gli ordini di grandezza utilizzati per le ristrutturazioni dei bagni a Milano, ma la distanza dalla colonna di scarico può modificare il preventivo più dei metri quadrati del locale.


Dopo i lavori serve la dichiarazione di conformità

La creazione di un nuovo bagno comporta normalmente la modifica o l’ampliamento dell’impianto idrico-sanitario.

Il D.M. 37/2008 comprende espressamente gli impianti idrici e sanitari tra quelli disciplinati dal decreto. L’intervento deve quindi essere affidato a un’impresa abilitata e, per le opere realizzate, deve essere raccolta la documentazione prevista, compresa la dichiarazione di conformità applicabile.


Il tema è approfondito nell’articolo GHLE Project sulla dichiarazione di conformità degli impianti.

Se la nuova distribuzione modifica anche la planimetria catastale, alla conclusione dell’intervento deve essere inoltre verificata la necessità del relativo aggiornamento catastale.


Gli errori che rendono il secondo bagno più costoso

L’errore più frequente è decidere la posizione del bagno prima di conoscere quella della colonna di scarico.

Un secondo problema è ridurre una camera o il soggiorno senza verificare preventivamente le superfici che resteranno dopo l’inserimento delle nuove pareti.

Anche la ventilazione viene spesso affrontata troppo tardi. Disegnare un bagno cieco senza sapere dove espellere correttamente l’aria può costringere a modificare il progetto quando il cantiere è già iniziato.


Va inoltre evitato l’utilizzo della sola planimetria catastale come base progettuale. Prima di modificare la distribuzione è necessario conoscere lo stato legittimo dell’immobile e verificare le condizioni reali con un rilievo.

Infine, bisogna evitare di considerare automaticamente sistemi di pompaggio o triturazione come sostitutivi di una corretta verifica degli scarichi. Possono avere applicazioni specifiche, ma non trasformano qualsiasi punto dell’appartamento in una posizione tecnicamente adatta a un nuovo bagno.


Prima si verifica la fattibilità, poi si sceglie il bagno

Un secondo bagno può migliorare notevolmente un appartamento, ma il progetto dovrebbe partire dagli elementi meno visibili: scarichi, quote, aerazione, struttura e stato edilizio dell’immobile.


Soltanto dopo queste verifiche ha senso definire dimensioni, sanitari, materiali e finiture.

GHLE Project può valutare la fattibilità del secondo bagno, verificare la distribuzione dell’appartamento e gli eventuali rapporti con gli impianti condominiali, predisporre la pratica edilizia e coordinare progettazione e lavori.


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