Creare un secondo bagno a Milano: quando si può fare, permessi e costi

Ricavare un secondo bagno è una delle richieste più frequenti durante la ristrutturazione di un appartamento. In una casa con due o tre camere può migliorare sensibilmente la funzionalità quotidiana e, in alcuni casi, rendere l’immobile più interessante anche in prospettiva di vendita o locazione.

Il problema è che lo spazio disponibile sulla planimetria non basta per stabilire se il secondo bagno sia realmente realizzabile.
La posizione della colonna di scarico, le pendenze delle tubazioni, l’aerazione, le dimensioni dei locali che vengono ridotti, la distribuzione interna e gli eventuali impianti condominiali possono trasformare una soluzione apparentemente semplice in un intervento complesso.
Prima di disegnare sanitari e doccia conviene quindi partire dalla fattibilità tecnica.
Dove conviene ricavare il secondo bagno
La soluzione più semplice è normalmente quella che permette di mantenersi vicino al bagno esistente, alla cucina o comunque a una colonna di scarico utilizzabile.
Il punto più delicato non è infatti portare l’acqua a lavabo, bidet o doccia, ma realizzare correttamente lo scarico del WC. La tubazione deve raggiungere la colonna con diametro e pendenza adeguati, senza interferire con strutture, quote del solaio e proprietà sottostanti.
Per questo una piccola stanza accanto al bagno principale può essere molto più adatta di un locale più grande collocato dalla parte opposta dell’appartamento.
Un caso abbastanza favorevole può essere, per esempio, quello di un appartamento di 90-100 m² nel quale un ripostiglio o una porzione di disimpegno confina con il bagno esistente. Se la colonna è vicina e gli spazi residui rispettano i requisiti dell’abitazione, è possibile studiare un secondo servizio compatto senza stravolgere l’intero appartamento.
Molto diversa è la situazione di una camera situata a diversi metri dalla colonna. In quel caso possono essere necessari rialzi, pedane o percorsi impiantistici invasivi, e la soluzione deve essere verificata prima di promettere la fattibilità.
Il tema degli scarichi e delle opere generali sul bagno è approfondito anche nella guida GHLE Project dedicata a rifare il bagno a Milano.
Quanto deve essere grande un secondo bagno a Milano
È uno dei punti sui quali circolano più informazioni incomplete.
Il Regolamento locale d’igiene pubblicato dal Comune di Milano stabilisce alcune misure precise in relazione alla capacità dell’alloggio. Per gli alloggi progettati per tre o più utenti virtuali indica per il servizio igienico una superficie di 3,50 m² con lato minimo di 1,70 m. Per gli alloggi progettati per cinque o più utenti virtuali è prevista la presenza di due servizi igienici e, per il secondo bagno, una superficie minima di 2 m² e un lato minimo di 1,20 m.
Questo dato va però interpretato correttamente: il requisito dei 2 m² e del lato da 1,20 m è espressamente riferito dal regolamento a quella specifica configurazione dell’alloggio. Non è corretto trasformarlo automaticamente in una regola universale per qualsiasi secondo bagno ricavato in qualunque appartamento.
Nel progetto devono inoltre essere verificate le dimensioni residue degli altri ambienti. Creare un bagno sottraendo superficie a una camera non è possibile se, terminati i lavori, la camera non rispetta più i requisiti previsti.
Anche l’altezza è rilevante. Il regolamento ammette per bagni e gabinetti un’altezza media ridotta a 2,40 metri, rispetto ai 2,70 metri ordinariamente previsti per i locali principali.
Per questo la fattibilità deve essere controllata sull’intera distribuzione e non soltanto all’interno del nuovo bagno.
Il secondo bagno può essere senza finestra?
Sì, in molti casi può essere realizzato anche un secondo bagno cieco.
Le regole milanesi prevedono però requisiti precisi. Almeno un locale bagno dell’unità immobiliare deve normalmente disporre di una finestra apribile verso l’esterno o verso cavedio di almeno 0,50 m². Per gli alloggi destinati a un solo utente virtuale è prevista una specifica possibilità di aerazione attivata.
Quando esiste già un bagno naturalmente aerato, il secondo può essere progettato con ventilazione meccanica.
Per i bagni ciechi il Regolamento locale d’igiene richiede una capacità minima di ricambio pari a 6 volumi d’aria all’ora con espulsione continua oppure 12 volumi/ora con aspirazione intermittente automatica. Nel secondo caso il sistema deve essere temporizzato in modo da garantire almeno tre ricambi a ogni utilizzo.
Non è quindi sufficiente scegliere un aspiratore in base alle dimensioni della griglia. Bisogna verificare portata, condotto di espulsione, percorso dell’aria, possibilità di manutenzione e compatibilità con le canne presenti nell’edificio.
Serve sempre un antibagno?
In linea generale il locale contenente il WC deve essere separato dai locali abitabili mediante un vano di disimpegno, che può essere un antibagno, un corridoio o un atrio delimitato da serramenti.
Per il secondo bagno esiste però una possibilità particolarmente interessante nelle ristrutturazioni della zona notte: il disimpegno può essere omesso quando il secondo bagno è a servizio esclusivo di una camera da letto.
È il classico caso del bagno en suite.
Questo permette di recuperare superficie che altrimenti verrebbe utilizzata per creare un ulteriore antibagno, ma la soluzione deve essere effettivamente organizzata come servizio esclusivo della camera.
Quale pratica edilizia serve
Realizzare un secondo bagno comporta frequentemente la costruzione o lo spostamento di tramezzi, la modifica di porte e la realizzazione o integrazione degli impianti.
Il D.P.R. 380/2001 comprende tra gli interventi di manutenzione straordinaria anche le opere necessarie a realizzare e integrare servizi igienico-sanitari e tecnologici. Quando l’intervento non riguarda parti strutturali, non modifica la volumetria e rientra nella manutenzione straordinaria leggera, il Comune di Milano indica come regime amministrativo la CILA – Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata.
La CILA deve essere predisposta da un tecnico abilitato, che verifica lo stato dell’immobile e assevera la conformità dell’intervento alla disciplina applicabile.
La guida specifica è disponibile nell’articolo CILA a Milano: quando serve, costi e documenti.
Se invece per creare il bagno è necessario intervenire su muri portanti, travi, solai o altri elementi strutturali, la normale CILA non è sufficiente e devono essere valutati il corretto titolo edilizio e gli eventuali adempimenti strutturali.
Prima di presentare qualsiasi pratica è inoltre opportuno verificare che la situazione esistente sia regolare. Una nuova CILA non risolve automaticamente eventuali difformità pregresse. Il controllo è approfondito nella guida sulla conformità urbanistica e catastale a Milano.
Quanto costa la CILA a Milano
Dal 1° maggio 2026, la tabella ufficiale del Comune di Milano indica per la presentazione di una CILA 75 euro di diritti di segreteria, senza marca da bollo.
Si tratta esclusivamente del diritto comunale.
Non sono compresi rilievo, progettazione, pratica edilizia, eventuale direzione lavori, coordinamento delle imprese, aggiornamento catastale o altre prestazioni professionali. Questi costi dipendono dall’estensione dell’intervento e devono essere definiti nel preventivo del tecnico.
Il condominio deve autorizzare il secondo bagno?
La realizzazione di un bagno all’interno di un appartamento non richiede automaticamente una deliberazione assembleare.
La situazione cambia quando il progetto interessa colonne di scarico, cavedi, montanti, solai o altre parti comuni.
L’articolo 1122 del Codice civile disciplina le opere eseguite all’interno della proprietà individuale e impone di evitare interventi che possano arrecare danno alle parti comuni o pregiudicare stabilità, sicurezza e decoro dell’edificio; la norma prevede inoltre la preventiva informazione all’amministratore. Il testo vigente del Codice civile risulta aggiornato su Normattiva anche nel 2026.
Prima di intervenire è quindi opportuno verificare anche il regolamento condominiale e coordinare con l’amministratore eventuali lavori sulle colonne comuni.
Un collegamento eseguito male può provocare rumori, perdite o problemi di manutenzione che coinvolgono anche gli appartamenti sottostanti.
Quanto costa creare un secondo bagno a Milano
Creare un bagno nuovo costa generalmente più che rinnovarne uno mantenendo posizione e impianti esistenti, perché bisogna realizzare anche distribuzione, nuovi collegamenti, murature ed eventuale ventilazione.
Per un intervento residenziale a Milano possono essere considerate, come ordini di grandezza e non come tariffe, queste fasce:
Intervento | Costo indicativo |
Secondo bagno compatto vicino agli scarichi esistenti | 10.000–16.000 € |
Secondo bagno con nuove pareti, impianti, ventilazione e modifica della distribuzione | 15.000–23.000 € |
Intervento complesso, scarichi difficili o finiture elevate | 22.000–30.000 € e oltre |
Le cifre possono comprendere, a seconda del preventivo, demolizioni, murature, impianto idrico-sanitario, interventi elettrici, impermeabilizzazione, pavimenti e rivestimenti, sanitari di fascia media, rubinetteria e finiture.
Restano normalmente da verificare separatamente parcelle professionali, CILA, eventuale aggiornamento catastale, mobili su misura, lavorazioni sulle colonne condominiali, opere strutturali e ripristini esterni al nuovo bagno.
Le fasce sono coerenti con gli ordini di grandezza utilizzati per le ristrutturazioni dei bagni a Milano, ma la distanza dalla colonna di scarico può modificare il preventivo più dei metri quadrati del locale.
Dopo i lavori serve la dichiarazione di conformità
La creazione di un nuovo bagno comporta normalmente la modifica o l’ampliamento dell’impianto idrico-sanitario.
Il D.M. 37/2008 comprende espressamente gli impianti idrici e sanitari tra quelli disciplinati dal decreto. L’intervento deve quindi essere affidato a un’impresa abilitata e, per le opere realizzate, deve essere raccolta la documentazione prevista, compresa la dichiarazione di conformità applicabile.
Il tema è approfondito nell’articolo GHLE Project sulla dichiarazione di conformità degli impianti.
Se la nuova distribuzione modifica anche la planimetria catastale, alla conclusione dell’intervento deve essere inoltre verificata la necessità del relativo aggiornamento catastale.
Gli errori che rendono il secondo bagno più costoso
L’errore più frequente è decidere la posizione del bagno prima di conoscere quella della colonna di scarico.
Un secondo problema è ridurre una camera o il soggiorno senza verificare preventivamente le superfici che resteranno dopo l’inserimento delle nuove pareti.
Anche la ventilazione viene spesso affrontata troppo tardi. Disegnare un bagno cieco senza sapere dove espellere correttamente l’aria può costringere a modificare il progetto quando il cantiere è già iniziato.
Va inoltre evitato l’utilizzo della sola planimetria catastale come base progettuale. Prima di modificare la distribuzione è necessario conoscere lo stato legittimo dell’immobile e verificare le condizioni reali con un rilievo.
Infine, bisogna evitare di considerare automaticamente sistemi di pompaggio o triturazione come sostitutivi di una corretta verifica degli scarichi. Possono avere applicazioni specifiche, ma non trasformano qualsiasi punto dell’appartamento in una posizione tecnicamente adatta a un nuovo bagno.
Prima si verifica la fattibilità, poi si sceglie il bagno
Un secondo bagno può migliorare notevolmente un appartamento, ma il progetto dovrebbe partire dagli elementi meno visibili: scarichi, quote, aerazione, struttura e stato edilizio dell’immobile.
Soltanto dopo queste verifiche ha senso definire dimensioni, sanitari, materiali e finiture.
GHLE Project può valutare la fattibilità del secondo bagno, verificare la distribuzione dell’appartamento e gli eventuali rapporti con gli impianti condominiali, predisporre la pratica edilizia e coordinare progettazione e lavori.
GHLE Project
Studio di ingegneria multidisciplinare a Milano specializzato in ristrutturazioni, gestione immobiliare e soluzioni tecniche professionali.
Sito Web: www.ghle.it
Telefono: 02 45471157
e-mail: info@ghle.it





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